Bari 8

Mercoledì, 11 Novembre 2009 01:33

Dove siamo

Il nostro gruppo si trova presso la Chiesa San Marcello, in Largo don Franco Ricci, 1 - 70125 Bari

 

{mosmap width='500'|height='400'|lat='41.107134'|lon='16.87809'|<br />zoom='15'|zoomType='Large'|zoomNew='0'|mapType='Normal'|showMaptype='1'|<br /> overview='0'|text='San Marcello - Largo don Franco Ricci, 1 - 70125 Bari'|tooltip='San Marcello'|marker='1'|<br /> align='center'}

Martedì, 10 Novembre 2009 17:22

Il gruppo Bari 8

Il nostro gruppo è formato dal Branco misto "Roccia Azzurra", dal Reparto missto "Croce del Sud - Bellatrix" e dal Clan/Fuoco "Rosa dei venti".

Martedì, 10 Novembre 2009 12:30

Progetto Educativo

 

Progetto Educativo 2008-2011

 

<< Educare è curare con amorosa attenzione la semente del regno di Dio che ogni ragazzo porta dentro, aiutandola a crescere vigorosamente, nonostante le spine e le pietre, e a produrre frutti diversi >>

 

Il progetto educativo, la cui stesura è uno dei mandati della Comunità Capi, si ispira ai principi dello scautismo ed al Patto Associativo.

Atteraverso tale strumento la Comunità Capi individua le aree di impegno prioritario, a fronte delle esigenze educative emergenti dall’analisi dell’ambiente in cui il Gruppo opera, ed indica i conseguenti obiettivi e percorsi educativi.

Il Progetto educativo, di conseguenza, aiuta la Comunità Capi a realizzare una proposta educativa più incisiva, continuativa ed efficace: favorisce l’unitarietà e la continuità delle scelte educative nelle diverse Unità  - le singole pattuglie, infatti, andranno a concretizzare e tradurre, con gli strumenti metodologici più appropriati, gli obiettivi prefissati - ed agevola l’inserimento del Gruppo nella realtà locale.

Il progetto assume forma scritta e viene presentato alle famiglie per condividere con esse prospettive ed orizzonti pedagogici, incentivando un proficuo scambio e una ricchezza relazionale fondamentali per un agire consapevole e mirato.

Inoltre, essendo uno strumento flessibile e dinamico, aperto al cambiamento – sognato, cercato e pazientemente costruito - esso è periodicamente verificato e rinnovato dalla Comunità Capi, in un’ottica di reale corresponsabilità ed impegno condiviso, assicurando in tal modo, la continuità all'azione educativa ed una crescente solidità delle competenze pedagogiche dei singoli capi.

 

La nostra Comunità Capi, a seguito dell’analisi condotta per individuare le aree tematiche su cui lavorare in maniera prioritaria, definisce i seguenti ambiti di intervento per il triennio 2008 – 2011:

 

  • L’educazione al reale: la fatica di crescere insieme;
  • L’educazione al senso: la bellezza della fede;
  • L’educazione alla relazionalità: la responsabilità, la partecipazione e il dialogo.

 

 


L’educazione al reale: la fatica di crescere insieme

 

Il gruppo, in particolare nelle fasce d’età minori, presenta oggi una composizione eterogenea per provenienza territoriale ed estrazione sociale, a seguito del cambiamento di sede (e territorio): ancora numerosi sono i ragazzi del quartiere Poggiofranco – Picone, cui lentamente si stanno affiancando i nuovi censiti che abitano e vivono, con le proprie famiglie, il quartiere e la parrocchia. La scelta di inserire in lista di attesa solo giovani del territorio che fa capo alla parrocchia di San Marcello è stata determinata dal desiderio di ricostruire un’identità del gruppo radicata e il più possibile integrata con il territorio, per orientare al meglio il nostro agire educativo e <politico>, senza interferire con l’azione dei due gruppi a noi vicini – il BA 4 e il BA 1 – con cui condividiamo problematiche e risorse.

 

Nella nostra azione educativa, mai fine a se stessa o capace di sostituirsi alla famiglia, cui noi possiamo solo essere di supporto offrendo particolari e privilegiate occasioni di osservazione e di crescita per i ragazzi, abbiamo individuato le seguenti problematiche a cui dare risposta positiva:

 

  1. La scarsa capacità di autentico ascolto e di rispetto delle regole. Specchio della società in cui viviamo, i ragazzi spesso ostentano atteggiamenti pretenziosi e supponenti, quasi come se tutto fosse loro permesso e dovuto, a volte incapaci di fermarsi ed interrogarsi sul valore di ciò che dicono, desiderano o fanno;
  2. La frequente superficialità e mancanza d’impegno nel fare le cose, che si traduce in poca concretezza e partecipazione, pur nel proprio piccolo, ad un bene più grande, capace di superare il particolarismo.
  3. L’abitudine a vivere costantemente un “mordi e fuggi” e a spendere velocemente le numerose esperienze che la realtà ci offre giorno per giorno, che concorre a far vivere ai ragazzi anche l’<avventura> associativa in maniera poco coinvolgente e non continuativa, fino alla prematura fuoriuscita dal gruppo. Sebbene ogni caso rappresenti storia a sé, tali situazioni ci spingono ad interrogarci sullo stimolo alla partecipazione e alla modalità di proposta dell’esperienza scout, affinché resti, fedele all’intuizione di B.P., allettante e coinvolgente.
  4. Una carenza generalizzata dello stile scout: dall’orgoglio di portare in maniera corretta l’uniforme al modo di approcciarsi alla vita, con ottimismo, semplicità e criticità… Rileviamo, quindi, l’esigenza di sottolineare con maggior forza ed incisività che lo stile non è, e non deve essere, solo un segno esteriore legato a “particolari momenti ufficializzati” ma l’esplicitazione di una scelta, man mano più consapevole, di uno stile di vita forte e controcorrente rispetto alla superficialità e il disinteresse oggi dilaganti; il richiamo costante all’essenzialità, all’ingegno, alla creatività, al servizio, a quei valori che sono alla base del percorso scout finalizzato alla maturazione del “buon cittadino”, orizzonte pedagogico di sviluppo armonico e completo del ragazzo, capace di scegliere e fare la differenza, fedele ai valori di responsabilità, solidarietà e partecipazione.
  5. La promozione dell’orgoglio e del senso di appartenenza attiva all’associazione e al gruppo, nelle sue diverse articolazioni, al di là dei semplici campanilismi, come reale capacità di educazione alla consapevolezza e alla scelta.

 

Pertanto ci impegniamo a:

 

-         A rafforzare il rapporto / dialogo con le famiglie, affinché i genitori siano sempre più partecipi e consapevoli delle finalità educative che intendiamo raggiungere con i ragazzi e perché che si crei quel rapporto di reciproca fiducia che possa dar vita ad una sinergia educativa efficace, un orizzonte educativo comune e condiviso, costruito e consolidato.

-         Lavorare con i ragazzi facendo scoprire loro la bellezza e la ricchezza dell’impegno e della responsabilità, in attività concrete e condivise con il resto della comunità (con le particolarità di ogni branca)

-         Esplicitare e riqualificare lo stile scout, sollecitando la riflessione del valore delle nostre azioni ed atteggiamenti, per giungere ad una testimonianza reale – richiesta a noi capi innanzi tutto - e consapevole che sia anche esercizio di responsabilità e fedeltà verso la Legge e la Promessa e non solo un insieme sterile di “norme e divieti”;

-         Evitare di chiuderci, come Gruppo, nelle nostre attività: favorire, di conseguenza, un maggior scambio con le altre realtà associative a noi più o meno vicine, per far cogliere a tutti i ragazzi – al di là delle esperienze delle P.O., Campi, Stage e Cantieri Nazionali – l’appartenenza alla “grande famiglia degli scout”,  l’identità  (e la scelta) forte che condividiamo - pur nelle differenti tradizioni ed abitudini – esercizio primario di dialogo e confronto positivo ed arricchente.

In quest’ottica, riteniamo fondamentali – a livello di Co.Ca. e di pattuglie – la maggiore sensibilità ed attenzione alle proposte delle strutture associative (zona e regione) per cogliere le occasioni di incontro con gli altri gruppi presenti sul territorio dando vita, o rianimando, a quella rete di relazioni e connessioni, ricchezza irrinunciabile della nostra Associazione.

-         Rendere evidente ed esplicito, nel corso della costruzione della PP con i ragazzi, il cammino unico che ogni ragazzo ha davanti a sé dal suo ingresso in branco fino alla partenza. Avere chiaro il proprio orizzonte significa, infatti, promuovere la curiosità e l’impegno del singolo, la collaborazione fra i ragazzi costruendo un proficuo trapasso nozioni e il valore dell’intera comunità, che assiste, sostiene, stimola ciascuno dei suoi membri lungo le diverse tappe del suo cammino (all’interno delle comunità di branca e dell’intero gruppo).

-         Renderci più sensibili alle proposte delle strutture associative (zona e regione) e cogliere le occasioni di incontro e confronto con gli altri gruppi presenti sul territorio (in senso ampio) in un’ottica di rete di relazioni arricchente e costruttiva.

 

 

Imprescindibile resta, per assicurare un’efficace azione con i ragazzi, il lavoro in comunità capi.

 

In particolare ci impegniamo:

  1. Migliorare l’andamento della Comunità Capi, al cui interno, spesso, si sviluppano dinamiche comunicative poco corrette; la passione e la foga per le dinamiche educative, infatti, rischiano a volte di degenerare – anche a causa dell’età media dei capi, molto giovani -, determinando riunioni caotiche ed eccessivamente lunghe, inadatte come occasione di corresponsabilità e formazione. Dobbiamo, quindi, lavorare come singoli e come comunità sui nostri limiti, per creare e sviluppare un clima più sereno e collaborativo, che possa garantire partecipazione ed espressione a ciascuno, in cui poter crescere dal punto relazionale e pedagogico.
  2. Confrontarci costantemente, nel nostro servizio, con la scelta di essere capo educatore scout, come risposta vocazionale ad una chiamata che investe tutta la vita e che implica una piena adesione e una concreta e coerente testimonianza dei valori alla base della nostra scelta (Patto Associativo)
  3. Creare dei momenti, all’interno del cammino di Co.Ca. e non solo delle staff, per fermarci a riflettere su gli strumenti metodologici a nostra disposizione per favorire – anche nei capi più giovani – una più matura intenzionalità educativa, che travalichi i limiti delle branche e possa assicurare in ciascun capo piena consapevolezza dei principi fondanti il metodo scout (autoeducazione, l’esperienza e l’interdipendenza fra pensiero ed azione, la coeducazione, la vita di gruppo e la dimensione comunitaria, il servizio, il gioco, la vita all’aperto), senza limitarlo alla sola branca in cui svolge quotidianamente servizio.
  4. Porre maggiore attenzione all’utilizzo del linguaggio (e simbolismo) proprio delle singole branche per rendere i ragazzi maggiormente partecipi e consapevoli di ciò che vivono, di cui sempre e comunque – rispettando le fasi di maturazione – dovrebbero essere protagonisti.
  5. Portare avanti in Co.Ca uno stabile programma di formazione permanente, “atteggiamento della persona in continua ricerca di occasioni e strumenti di crescita, verifica, aggiornamento e confronto” (cfr Art.19 Regolamento di Formazione Capi);  rafforzare lo spirito di corresponsabilità dei singoli capi condividendo, in Co.Ca, difficoltà, problematiche, punti di forza ed obiettivi raggiunti nel lavoro di unità, senza timori o remore.

 

L’educazione al senso

 

Educare la fede è parte integrante della nostra proposta ed ogni elemento dello scoutismo concorre alla formazione della dimensione religiosa della persona. Essa diviene così orientamento di tutta la vita, riconducendo ad unità quel rapporto fra fede e vita, vissuto spesso in maniera dicotomica per incapacità di raccordare le due dimensioni.

Essere e non solo professarsi cristiani, rappresenta per noi Co.Ca. l’invito più pressante a cui ricondurre il nostro operare in un ottica di servizio ed evangelizzazione.

“Vivere la fede come dono meraviglioso, ancor prima che scelta razionale, significa scoprire – e condurre i ragazzi a tale scoperta – la possibilità di poter pensare alla nostra vita come ad una relazione piena di senso con il mistero stesso di Dio, che si manifesta con pienezza nell’uomo Gesù Cristo, morto e risorto per la salvezza di tutti noi”. (da Reg. interbranca)

 

-         L’educazione della fede nei nostri ragazzi ha risentito della mancanza, nel passato, di un A.E. che ci accompagnasse nel nostro cammino educativo e che potesse essere, in Co.Ca e nelle pattuglie, un punto di riferimento essenziale per la preparazione e per la crescita di noi capi nella proposta catechetica.

-         Spesso con un atteggiamento legato all’età o a modelli generalmente accettati, i ragazzi si sono dimostrati poco interessati e/o coinvolti dalle catechesi, dimostrando di contro, proprio attraverso questa chiusura, la propria necessità di costruzione critica della scelta di fede, lontana da formalismi e riti, freddi e muti se non animati dalla partecipazione e concelebrazione.

-         Il mandato che come educatori e catechisti abbiamo ricevuto, rende prioritaria la necessità di una proposta forte, capace di farsi testimonianza concreta e una adeguata formazione e partecipazione attiva alla Chiesa.

-         La necessità di far vivere l’esperienza di fede come fondamento dell’esperienza quotidiana e filo rosso attraverso ridare senso alle nostre azioni. Di conseguenza riunire quella dicotomia fra le attività scout e la catechesi in un’ottica di reciproca illuminazione, in cui l’esperienza del risorto diviene orizzonte del nostro cammino e speranza per le nostre azioni.

 

Pertanto ci poniamo i seguenti obiettivi:

  1. Curare, con l’aiuto e il supporto dei nostri A.E., la proposta di fede fatta ai ragazzi, cercando di far “sperimentare” loro l’annuncio cristiano in maniera vitale ed attuale, capace di illuminare ogni azione della nostra vita, fuori e dentro l’Associazione.
  2. Far nostro, a livello di Co.Ca, il tema già proposto a livello di zona, del capo catechista. Avendo il pieno appoggio, in questo, dei nostri A.E, ci proponiamo di maturare una piena consapevolezza e competenza catechistica, per poterci assumere il ruolo non marginale di educatori alla fede, anche per il percorso dell’iniziazione cristiana.
  3. Definire al meglio il percorso di fede di e in Co.Ca, spesso lasciato alla libera iniziativa dei singoli e di cercare costanti stimoli per trovare tempi e percorsi di crescita nella capacità di preghiera e nella vocazione di essere e fare Chiesa

 

L’educazione alla relazionalità

 

La nostra parrocchia si insedia in un territorio molto eterogeneo e ricco di contraddizioni,  al centro di un ideale quadrilatero che si estende da     a……

Il quartiere, molto vivace ed attivo, è stato, negli decenni scorsi, oggetto di una forte espansione urbanistica, anche se non sempre portata a termine, visti i numerosi cantieri ancora aperti o addirittura abbandonati che insistono sul suo territorio.

I servizi e le attività commerciali sono abbastanza attestati, sviluppatesi in maniera significativa intorno al Campus da una parte, e il Parco 2 Giugno dall’altro. La rilevanza di tali “poli” ha favorito, oltre lo sviluppo urbano, l’implementazione della rete viaria e dei trasporti, che tuttavia non riesce a smaltire efficacemente il traffico che si sviluppa, in particolare, nelle ore di punta. A livello urbanistico, la situazione è complicata dalla scarsità dei parcheggi, che, in particolare nello spiazzo davanti alla chiesa di San Marcello, determinano una situazione caotica e spesso pericolosa.

Infatti, sia durante la settimana per tutti gli studenti del campus, che la domenica per le messe, lo spazio intorno alla chiesa si trasforma in flebile speranza per chi ricerca affannosamente un parcheggio, anche in spazi non destinati alla sosta. Altro aspetto problematico, legato alla circolazione privata, è l’alta velocità con cui spesso, quando il traffico lo permette, si transita per via Fanelli, anche a dispetto delle strisce pedonali, non sempre presenti e sufficienti a garantire l’attraversamento e l’arrivo in parrocchia per i pedoni. Infatti, la conformazione urbanistica dell’incrocio fra via Fanelli, via Divittorio ed Omodeo non garantiscono una sicura e tranquilla accessibilità  agli spazi parrocchiali dall’ingresso principale.

La presenza nel quartiere è molto eterogenea per età, estrazione sociale, composizione familiare ed orientamenti lavorativi: molti sono gli studenti, in particolare fuorisede, e le famiglie che pur risiedendo in zona non vivono il territorio, spostandosi per lavoro o per interesse in altre aree della città. Di contro però, in particolare la parrocchia, ricopre il ruolo di forte centro di aggregazione per diverse persone che risiedono altrove, supplendo in qualche modo all’assenza o alla presenza non sempre efficace ed incisiva – in particolare per i ragazzi e in maniera molto più limitata per gli anziani – di centri di incontro e/o accoglienza.

La realtà complessiva che emerge dall’esame del quartiere, attraversando in maniera trasversale le diverse realtà e “facce” del quartiere che San Marcello idealmente divide, è quella di una grande ricchezza e varietà, i cui protagonisti, però, difficilmente entrano in relazione, sentendosi radicati ed appartenenti – con le proprie peculiarità – alla stessa unità territoriale e, in senso più allargato, spazio sociale e civile di cui farsi carico e condividere problematiche e prospettive di sviluppo.

Collante di esperienze e realtà diverse, la parrocchia, nello specifico, raccoglie e risponde alle diverse esigenze e bisogni che il territorio evidenzia. Centro vitale, sempre in fermento e ricco di esperienze, colori, vissuti diversi, la realtà parrocchiale è capace di farsi promotrice della cultura dell’accoglienza e della solidarietà. Tanti i gruppi attivi al suo interno, tante le persone da incontrare, ascoltare e cercare, pur nella confusione della nostra contemporaneità.

Per noi inserirci in un contesto così variegato ed impegnativo, ha significato innanzitutto lavorare per una maggiore consapevolezza, partecipazione e corresponsabilità.

Infatti, considerare la parrocchia non solo mero luogo di incontro funzionale alle nostre programmazioni, ma occasione costante di incontro, crescita, confronto ed impegno, richiede una maggiore attenzione alla vita comunitaria, seppur con i suoi mille colori, e una maggiore volontà – reale – di interazione.

L’interazione, infatti, non è un processo automatico che si realizza condividendo spazi, ma un lungo itinerario scandito da incontri, disponibilità, partecipazione e condivisione.

 

Ci impegniamo, quindi a:

  1. Una maggiore conoscenza del territorio in cui operiamo, affinchè la nostra azione possa essere realmente efficace e possa far sentire ai ragazzi – al di là della provenienza – lo spazio del quartiere come qualcosa di proprio, da curare, di cui interessarsi, in cui agire consapevolmente
  2. Rendere maggiormente visibile e concreta la nostra presenza nella realtà territoriale, sfruttando innanzitutto la posizione strategica della nostra sede (Centro Nazareth), nel cuore del quartiere, ma soprattutto proponendo attività che ci spingano ad incontrare persone e situazioni, all’insegno della disponibilità e del servizio, interagendo in maniera positiva anche con le altre agenzie / enti attivi sul territorio.
  3. Sfruttando la nostra metodologia e l’attrattiva che essa può esercitare sui ragazzi, cercare di arrivare e coinvolgere anche le fasce giovanili più disagiate che vivono una situazione di disagio spesso al limite della legalità. Proprio di tale valore intendiamo farci promotori, partendo da una maggiore condivisione delle regole e della legge, fondamento essenziale per il vivere comune, all’interno del gruppo, per poter proporre in maniera coerente una proposta alternativa, sicuramente meno facile ed impegnativa alle scorciatoie dell’illegalità, percorse a volte dai ragazzi anche per gioco e/o emulazione.
  4. Essere parte attiva della comunità parrocchiale, innanzitutto garantendo la nostra presenza nei momenti in cui essa si raccoglie (x es. i ritiri, gli incontri di discernimento, la festa di S. Marcello e qualunque altra occasione la richiami), in modo positivo e gioioso, senza intravedere negli incontri comunitari piccoli o grandi ostacoli al “normale” procedere delle nostre attività.
  5. Consolidare il nostro senso di appartenenza alla comunità e non solo ai suoi spazi, curando maggiormente la gestione degli ambienti utilizzati – richiamando la responsabilità di ciascuno nella cura e manutenzione degli ambienti e risorse che utilizziamo -, ma soprattutto con la scelta e/o concretizzazione delle attività, che dovrebbero cercare – nei limiti – di condividere, con la parrocchia, tempi e priorità.
  6. Creare una rete più solida di relazioni proficue con le altre realtà parrocchiali, in particolare quelle giovanili, con cui condividiamo – seppur con talenti diversi - problematiche e responsabilità educative. Riteniamo, infatti, fondamentale cercare (e sfruttare) maggiori momenti ed occasioni di collaborazione con tali realtà (ACR, i gruppi di catechismo ai vari livelli) per lavorare insieme, in un clima sereno ed accogliente, senza nessuna diffidenza o pregiudizio, o semplicemente, la necessità di momenti “istituzionali” per incontrarci

 

Lunedì, 09 Novembre 2009 01:01

Storia del Gruppo Scout AGESCI Bari 8

 

Il Gruppo A.G.E.S.C.I. BARI 8 nasce ufficialmente nel marzo del 1986, i sei mesi precedenti furono utilizzati per formare il primo nucleo della Comunità Capi come da direttive dell'allora Comitato di Zona di Bari.


Alcuni capi, provenienti dal Bari 2, accolsero la richiesta dell'allora parrocchia ora santuario di Santa Fara di aprire un gruppo in parrocchia. Insieme con un gruppetto di "locali" si provvide a creare il primo nucleo della Co.Ca. ed in seguito all'apertura delle unità.

Da quell'anno ad oggi, attraverso molti progetti educativi, la Co. Ca. ha avuto la possibilità di proporre lo scoutismo a moltissimi ragazzi (alcuni di loro sono i capi d'oggi); si è camminato verso:
Un rafforzamento qualitativo (metodologia) della Comunità Capi, attraverso la formazione permanente (sui temi specifici dell'educazione e sugli argomenti prettamente metodologici) e l'iter di formazione capi con la partecipazione ai Campi Scuola d'ogni ordine e grado. Questo rafforzamento c'è servito per fare meglio educazione.
Un continuo itinerario di fede dei ragazzi, con l'intento di renderlo consapevole e fecondo, utilizzando la metodologia del sentiero fede: 1. Esperienza 2. Simbolo 3. Concetto.
Una partecipazione più attiva nella vita della parrocchia attraverso l'inserimento nelle attività extra liturgiche, sia dei capi sia delle unità in attività specifiche.
Il capo catechista, con la proposta, ai ragazzi non cresimati, del cammino per ricevere il sacramento.
Un'attenzione al territorio portata nelle unità a vari livelli d'interesse e d'interventi, sfruttando anche le opportunità offerte dai passati progetti di zona. · Una sensibilizzazione ai problemi della vita sociale.

Quanto scritto non rappresenta, chiaramente, la totalità della proposta fatta ai ragazzi ma la parte che abbiamo ritenuto di privilegiare in base alle analisi eseguite sui ragazzi e l'ambiente che li circonda.

Martedì, 12 Marzo 2013 00:00

Arriva il Baccolotto!!!

Il vino prodotto dal Clan del Bari 8!

  Genuino e naturale, prodotto artigianalmente dalle migliori uve pugliesi!

Potrete acquistarlo contattando i ragazzi del Clan presso la parrocchia San Marcello!

Venerdì, 10 Febbraio 2012 22:29

Arriva l'Oli8tto!!!

L'olio prodotto dal Noviziato del Bari 8!

  Genuino e naturale, prodotto artigianalmente dalle migliori olive pugliesi!

Potrete acquistarlo la mattina di domenica 19 febbraio 2012 presso la parrocchia San Marcello!

Questo è il listino prezzi:

Non-violenza, responsabilità, giustizia, diritti umani, speranza, libertà, pace. Questi valori sono stati i più importanti direttori d’orchestra della Marcia per la Pace tenutasi lo scorso 16 Maggio in Umbria. Un fiume di centomila persone ha animato l'ormai tradizionale appuntamento della Marcia della pace Perugia-Assisi, partita alle 9 dal capoluogo umbro e giunta alla Rocca di Assisi nel primo pomeriggio. Anche il Gruppo Scout Bari 8 è partito con altri tre gruppi della provincia di Bari per partecipare a questa grande esperienza.

Lunedì, 30 Novembre 2009 13:16

Raccontando l'adozione di una lettera...

Carissimi Rover e Scolte, Novizi e Novizie, e Capi,

abbiamo percorso per un anno le strade tracciate dall’apostolo Paolo mettendoci sulle sue tracce per seguire, insieme con lui, il nostro unico Maestro, Gesù Cristo.
Abbiamo adottato una sua lettera per imparare a diventare noi stessi la lettera scritta da Dio ad ogni uomo per narrare la grandezza del suo amore e la gioia che riempie la vita quando si fa spazio al Vangelo e lo si fa fruttificare nelle scelte quotidiane, nello stile del nostro cammino, nelnostro impegno civile, nel servizio generoso al quale ci chiamano gli incontri che viviamo.
E’ arrivato ora il tempo di raccogliere e narrare le esperienze che hanno segnato la nostra“adozione”.

Lunedì, 07 Dicembre 2009 22:28

Incarichi e posti d'azione

 
Incarichi di Sq.

 

Incarico Chi è e cosa fa
Cassierecassiere

Responsabile della cassa di Squadriglia. È una persona precisa ed attenta. Tiene il registro delle spese di Sq. con le entrate e le uscite.

I suoi compiti abituali sono di raccolta delle quote in occasione di uscite e campi, pagamento degli acquisti di materiale di Sq. , ipotizzare possibili autofinanziamenti e verificare la possibilità di fare fronte alle spese per realizzare le imprese.

Cicalacicala

E’ esperto nei canti e bans da eseguire o da far imparare. Coglie ogni occasione

(incontri con nuove squadriglie, gemellaggi, campetti di specialità e/o di competenza,….) per arricchire il repertorio di Squadriglia.

 Aggiorna con cura e costanza la raccolta di canti e bans della Squadriglia, e, se non ancora presente, ne crea una nuova, da tramandare di anno in anno nella Sq.

 La Cicala, infine, anima la vita di Sq. e di Reparto ed è in prima fila con il suo entusiasmo cantando volentieri e conducendo senza timori ogni tipo di ban.

Cronistacronista

Redige i verbali del consiglio di Sq.

Tiene sempre aggiornato l’Albo d’Oro di Squadriglia scrivendo gli articoli sulle varie attività, raccoglie foto, disegni, ricordi, tradizioni e tutte le cose che ritiene importanti da ricordare e tramandare ai posteri.

Quest'incarico può essere svolto da una sola persona oppure, meglio, da tutta la Squadriglia all'incontro settimanale o anche da ciascuno a rotazione, in modo tale che tutti possano lasciare, durante l'anno, la propria impronta nell’Albo d’Oro.

Il cronista si occupa, infine, di annotare le nozioni tecniche trattate alle riunioni, uscite o campi e tutto quello che può essere utile.
Guardiano dell'angologuardiano_angolo

Si preoccupa che l'angolo sia sempre in ordine e in buone condizioni: spazza, tiene pulito l'armadietto di Sq., il tavolo e le panche, verifica che ci sia sempre il materiale necessario per l'incontro di Squadriglia.

Fa i piani e i progetti per le costruzioni dell’angolo di Squadriglia, studia e propone eventuali lavori di manutenzione o di abbellimento dell'angolo stesso (verniciatura, portaguidone, mensole…), li sottopone alla discussione del consiglio di Squadriglia e ne assicura la realizzazione distribuendo il lavoro fra tutti.

Il guardiano dell'angolo ne cura anche l'arredamento appendendo premi, foto di Squadriglia, ricordini; controlla quand'è il turno della propria squadriglia per la pulizia della sede e lo ricorda agli altri.

All’aperto, invece, sta attento a tutti i piccoli aspetti della vita di campo come allentare i tiranti della tenda quando piove, farla arieggiare, farla preparare per l'ispezione, ecc. Cerca, infine, nuove idee per abbellire l'angolo o per migliorarne la funzionalità.

Questo incarico, se gli squadriglieri sono pochi, può essere unificato a quello di aiuto magazziniere.

Guardiano dello stileguardiano-stile

Controlla il perfetto stile della Sq. come l’uniforme,  la puntualità,  il comportamento…

Si impegna  nel fare in modo che, la Squadriglia si comporti secondo  i valori Scout del Motto, della Promessa e della Legge.
Guardiano del tempoguardiano-tempo

E’ garante della puntualità dei componenti della Sq. ed è responsabile del rispetto dei tempi programmati durante le riunioni e le attività in genere, quindi deve sempre tenere l'orologio al polso.

Diventa un compito molto importante quando la Squadriglia si muove senza i Capi, poiché deve stare attento affinché si arrivi in orario per riuscire a prendere i mezzi pubblici o comunque all'ora stabilita per il rientro. Spesso questo incarico "minore" viene unificato a quello di guardiano dello stile o di mercurio.
Infermiereinfermiere

È l'esperto di primo soccorso e, aspetto molto importante, deve conoscere i suoi limiti d'intervento e sapere quando è il momento di ricorrere a chi ne sa molto di più (guardia medica, ospedale). È incaricato di arricchire e curare la cassetta del pronto soccorso di Sq. controllando la scadenza dei medicinali,  portandola alle uscite, ad ogni attività fuori dalla sede e al campo, assieme ad un buon manuale. E’ consigliabile che sia già in possesso della relativa specialità o che sia in cammino per conquistarla.

L’infermiere, inoltre, tiene conto delle eventuali esigenze di cure mediche degli squadriglieri, ricordandosi gli orari prescritti ed occupandosi eventualmente anche della somministrazione.
Liturgistaliturgista

E’ responsabile del momento di preghiera nelle riunioni di Squadriglia. Si impegna a portare avanti il turno settimanale in Reparto stimolando anche gli altri componenti della Sq.

Conosce i vari momenti dell'anno liturgico e il significato delle varie parti della S.Messa, è disponibile per servire all'altare e cura il momento di preghiera durante i campi.

Il liturgista è, inoltre, il custode della Bibbia di Squadriglia.
Magazzinieremagazziniere

È una persona molto precisa ed esperta, su cui tutta la Squadriglia fa affidamento affinché la cassa sia sempre in ordine e pronta all'uso. Quest'incarico può essere svolto anche da due persone (magazziniere e aiuto magazziniere). Poiché questo ruolo prevede la conoscenza del materiale e un’alta responsabilità, è giusto che sia affidato ad uno squadrigliere esperto, magari affiancato da un piede tenero cui insegnare il mestiere (aiuto magazziniere)!

Il magazziniere garantisce l’ordine, il buono stato e la conservazione di tutto il materiale di Squadriglia: materiale da campo, da gioco, da lavoro…

Tiene un inventario periodicamente aggiornato con tutto il materiale posseduto e la sua collocazione  controllando cosa si ha, cosa si è perso, di che cosa c'è bisogno; verifica che la cassa stessa sia in buone condizioni; cura la manutenzione degli attrezzi (ad esempio se sono affilati, se devono essere riparati…), la pulizia delle pentole, ecc. e segna tutto il materiale con il nome o i colori della Sq.

 Prepara l’occorrente per il campo e lo riordina al ritorno. Mantiene in ordine la tenda, quando è necessario la sa riparare (o si fa aiutare da qualcuno più esperto), e porta sempre con sé un kit per le riparazioni d’emergenza (aghi grossi, filo robusto, ditali, spille da balia, forbici di piccole dimensioni, toppe per le riparazioni, nastro adesivo, ….) si preoccupa che ci siano tutti i picchetti in buono stato, quando serve li raddrizza (o si fa aiutare per questo) e quando mancano, sentito il cassiere, ne acquista o costruisce di nuovi.

Il magazziniere prepara anche il materiale specifico che serve per un'attività particolare e alla fine di questa lo ricontrolla e lo rimette in ordine. Il magazziniere è anche colui che cerca sempre il modo per aggiustare ciò che si è rovinato e  non spendere soldi per comprare qualcosa di nuovo se non è proprio necessario. In questi casi il magazziniere coinvolge tutta la Sq. nella riparazione.

Mercuriomercurio

Non gli sfugge nulla! E’ ben al corrente della catena telefonica e si prende cura, assieme al capo e al vice, del suo funzionamento. Provvede ad informare gli assenti degli argomenti trattati alle riunioni. Comunica tempestivamente al resto della Sq. notizie fornitegli dai Capi.

Si occupa anche di reperire i prezzi e gli orari dei mezzi di trasporto con i quali ci si reca sui luoghi di uscite e campi.

 

 

Principali posti d'azione

Posto d'azione
Chi è e cosa fa
Cucinierecuciniere Verifica il materiale da cucina della Squadriglia assieme al magazziniere.
Prepara l’occorrente per il campo e lo riordina al ritorno.
Al campo e durante le uscite controlla che la batteria e gli utensili da cucina siano sempre in ordine e puliti istituendo anche dei turni in Sq.
Prepara i menu delle uscite e dei campi badando sempre al giusto apporto di ogni nutriente.
Trasmette al resto della Squadriglia le sue conoscenze; per questo è consigliabile che sia già in possesso della relativa specialità o che sia in cammino per conquistarla.
Pionierepioniere Dirige le costruzioni necessarie all’adempimento dell’attività, ne cura la progettazione, la realizzazione, ecc.  procurando il materiale occorrente. Coordina e raccoglie i progetti per le costruzioni.
Prima del campo verifica lo stato degli attrezzi di Sq assieme al magazziniere. Conosce e sa utilizzare gli attrezzi utili per le costruzioni.
Progetta e collabora per la realizzazione delle costruzioni comuni (alzabandiera, portale, angolo di preghiera, lavabo, ecc.). Ripassa i principali nodi e legature e trasmette al resto della Sq. le sue competenze.
Topografotopografo Custodisce e controlla prima di ogni uscita e del campo il materiale di topografia. Si procura le cartine per le uscite.
Guida la Sq. durante le attività di orienteering e coordina eventuali rilievi topografici (schizzi, percorsi rettificati, azimut ecc.). Tramanda al resto della squadriglia le sue abilità.
Fuochistafuochista Si occupa dei fuochi della Sq. (ma anche di quelli del Reparto), sia per la cucina sia per il fuoco di bivacco. Porta il materiale per accendere un fuoco.
Conosce le tecniche per preparare, accendere e mantenere il fuoco per il tempo necessario; è capace di badare anche a due o tre fuochi contemporaneamente, ognuno per una diversa esigenza del cuciniere o degli organizzatori del bivacco con qualunque condizione meteorologica.
E’ esperto nel riconoscere in quali luoghi si può accendere un fuoco e in quali no; sa tagliare e preparare (anche facendosi aiutare) la legna che gli viene portata, ordinare per grandezza e sistemare la riserva al riparo da pioggia e umidità.
Ha nozioni di tecniche antincendio e per questo sa spegnere il fuoco in modo sicuro e definitivo, si  preoccupa di tenere sempre accanto al fuoco un estintore oppure un secchio pieno di sabbia o una tanica piena d'acqua.
 
GUARDIANO  DELLOGuas
Sabato, 17 Aprile 2010 01:00

Bp27 - risata

baden_powell_mini «Mancanza di allegria significa mancanza di salute. Ridete più che potete, perché questo vi farà bene: quindi, ogni volta che avete occasione di farvi una buona risata, fatevela» Baden-Powell

Visitatori

Oggi 1

Ieri 2

Settimana 21

Mese 126

Totale 56118

5x1000