Martedì, 25 Maggio 2010 01:00

Marcia della pace 2010 In evidenza

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Tra le montagne dell'Umbria, in una strada tutta curve, salite e discese. Una strada che chissà quante volte Francesco D'Assisi percorse con indosso un semplice saio e ai piedi dei sandali consumati.
E' proprio su questa strada che lo scorso 16 maggio, quasi 150mila persone hanno marciato per 24 chilometri da Perugia ad Assisi, per lanciare un messaggio forte: un mondo senza guerra è possibile...

 

 

Ventiquattro chilometri da Perugia ad Assisi: la pace è possibile solo camminando insieme

 

Tra le montagne dell'Umbria, in una strada tutta curve, salite e discese. Una strada che chissà quante volte Francesco D'Assisi percorse con indosso un semplice saio e ai piedi dei sandali consumati.
E' proprio su questa strada che lo scorso 16 maggio, quasi 150mila persone hanno marciato per 24 chilometri da Perugia ad Assisi, per lanciare un messaggio forte: un mondo senza guerra è possibile.
Anche un gruppetto di scout baresi, 11 in tutto, per nulla intimoriti da un cielo pieno di nuvole minacciose, decide di “fare strada”, per testimoniare i propri valori di pace e non violenza, che già il  loro fondatore, Baden Powell, sosteneva più di 100 anni fa.
Il loro viaggio inizia alle 15 del giorno prima. Appuntamento alla Fiera del Levante e poi subito via, l'avventura non può attendere. Durante le interminabili otto ore di viaggio, crescono le attese, soprattutto per chi, come Valerio,16 anni, non è mai stato alla Marcia per la Pace. Ascolta incuriosito i racconti dei ragazzi più grandi, facendo mille domande sul chi, perchè, come…
Arrivati in serata a Perugia, ancora digiuni, vanno ad una veglia organizzata dall'Agesci (associazione guide e scout cattolici italiani) nella cattedrale di San Lorenzo. La chiesa si spegne per mettere in luce solo l'altare. Prende la parola una ragazza ruandese, che racconta il terrore della guerra tra le etnie Hutu e Tutsi: “Se non facevi quello che ti dicevano, ti tagliavano le dite di mani e piedi. Per questo avevo paura di parlare. Poi ho fatto un'attività con gli scout e ho iniziato ad assaporare la libertà”.
Uscito dalla chiesa, Marco, 17 anni, non trova più il suo cellulare. “L'ho messo in tasca prima di uscire - dice incredulo - poi mi sono trovato nella calca, il mio pantalone ha le tasche larghe...”, in altre parole, anche in associazioni che fanno della fratellanza il loro cavallo di battaglia, la pace ha bisogno di crescere.
La veglia è stata un momento toccante per tutti, ma il piatto forte arriva il giorno dopo.  Alla partenza del corteo, tante persone, tante bandiere e tante associazioni. Ma, soprattutto, tanti ragazzi come loro. Un pensiero si fa strada nei loro cuori “non siamo soli”.
“Guarda c'è Bersani! Oh, c'è Rosy Bindi! Ehi, ma quello non è Nichi Vendola?”, come l'apparizione di un santo si materializzano uno dopo l'altro tanti politici, che hanno fatto della marcia della pace una vetrina personale o di partito: qualche chilometro in mezzo alla gente tra sorrisi e calorose strette di mano, per poi defilarsi dopo due, tre, al massimo cinque chilometri di marcia. Pochi i sindaci, che arrivano con la fascia tricolore tirata a lucido, fino ad Assisi.
Passo dopo passo, aumenta la fatica ma anche la gioia e i ragazzi sono consapevoli di non poter gustare appieno quest'ultima senza la prima. Con l'accompagnamento della chitarra, i loro canti sono grida di un mondo che ha bisogno di un'altra cultura, come recita lo slogan di questa marcia. La speranza è che le loro voci siano talmente forti da irrompere nei palazzi del potere, perché l'indifferenza è il peggiore dei mali.
Con le bolle ai piedi e bagnati per l'abbondante pioggia, si concedono un momento di pausa e riflessione, perchè non “deve passare tutto, senza che pensiamo a ciò che ci vorremmo portare a casa”,  spiega ai giovani scout Laura, il loro capo. “La grande fatica” esclama con franchezza Valerio. “Per me è un cammino che è iniziato prima di venire qui e continuerà quando torneremo a casa, perchè la pace si costruisce insieme a piccoli passi” dice Giuseppe, un giovane capo scout di 22 anni. Ciascuno dice la propria e contribuisce a riempire lo “zaino” di questa esperienza.
Nel viaggio di ritorno, dopo qualche momento di caos ed euforia, la stanchezza prende il sopravvento. I ragazzi chiudono le palpebre, ma nei loro occhi sono ancora vive le immagini di quella giornata diversa. Una giornata in cui non si sono sentiti soli, ma hanno marciato insieme ad altre 150mila persone per un mondo di pace.

Angelo D'Angelo

Letto 1461 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Febbraio 2016 11:49

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