Martedì, 10 Novembre 2009 12:30

Progetto Educativo

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L’educazione al reale: la fatica di crescere insieme

 

Il gruppo, in particolare nelle fasce d’età minori, presenta oggi una composizione eterogenea per provenienza territoriale ed estrazione sociale, a seguito del cambiamento di sede (e territorio): ancora numerosi sono i ragazzi del quartiere Poggiofranco – Picone, cui lentamente si stanno affiancando i nuovi censiti che abitano e vivono, con le proprie famiglie, il quartiere e la parrocchia. La scelta di inserire in lista di attesa solo giovani del territorio che fa capo alla parrocchia di San Marcello è stata determinata dal desiderio di ricostruire un’identità del gruppo radicata e il più possibile integrata con il territorio, per orientare al meglio il nostro agire educativo e <politico>, senza interferire con l’azione dei due gruppi a noi vicini – il BA 4 e il BA 1 – con cui condividiamo problematiche e risorse.

 

Nella nostra azione educativa, mai fine a se stessa o capace di sostituirsi alla famiglia, cui noi possiamo solo essere di supporto offrendo particolari e privilegiate occasioni di osservazione e di crescita per i ragazzi, abbiamo individuato le seguenti problematiche a cui dare risposta positiva:

 

  1. La scarsa capacità di autentico ascolto e di rispetto delle regole. Specchio della società in cui viviamo, i ragazzi spesso ostentano atteggiamenti pretenziosi e supponenti, quasi come se tutto fosse loro permesso e dovuto, a volte incapaci di fermarsi ed interrogarsi sul valore di ciò che dicono, desiderano o fanno;
  2. La frequente superficialità e mancanza d’impegno nel fare le cose, che si traduce in poca concretezza e partecipazione, pur nel proprio piccolo, ad un bene più grande, capace di superare il particolarismo.
  3. L’abitudine a vivere costantemente un “mordi e fuggi” e a spendere velocemente le numerose esperienze che la realtà ci offre giorno per giorno, che concorre a far vivere ai ragazzi anche l’<avventura> associativa in maniera poco coinvolgente e non continuativa, fino alla prematura fuoriuscita dal gruppo. Sebbene ogni caso rappresenti storia a sé, tali situazioni ci spingono ad interrogarci sullo stimolo alla partecipazione e alla modalità di proposta dell’esperienza scout, affinché resti, fedele all’intuizione di B.P., allettante e coinvolgente.
  4. Una carenza generalizzata dello stile scout: dall’orgoglio di portare in maniera corretta l’uniforme al modo di approcciarsi alla vita, con ottimismo, semplicità e criticità… Rileviamo, quindi, l’esigenza di sottolineare con maggior forza ed incisività che lo stile non è, e non deve essere, solo un segno esteriore legato a “particolari momenti ufficializzati” ma l’esplicitazione di una scelta, man mano più consapevole, di uno stile di vita forte e controcorrente rispetto alla superficialità e il disinteresse oggi dilaganti; il richiamo costante all’essenzialità, all’ingegno, alla creatività, al servizio, a quei valori che sono alla base del percorso scout finalizzato alla maturazione del “buon cittadino”, orizzonte pedagogico di sviluppo armonico e completo del ragazzo, capace di scegliere e fare la differenza, fedele ai valori di responsabilità, solidarietà e partecipazione.
  5. La promozione dell’orgoglio e del senso di appartenenza attiva all’associazione e al gruppo, nelle sue diverse articolazioni, al di là dei semplici campanilismi, come reale capacità di educazione alla consapevolezza e alla scelta.

 

Pertanto ci impegniamo a:

 

-         A rafforzare il rapporto / dialogo con le famiglie, affinché i genitori siano sempre più partecipi e consapevoli delle finalità educative che intendiamo raggiungere con i ragazzi e perché che si crei quel rapporto di reciproca fiducia che possa dar vita ad una sinergia educativa efficace, un orizzonte educativo comune e condiviso, costruito e consolidato.

-         Lavorare con i ragazzi facendo scoprire loro la bellezza e la ricchezza dell’impegno e della responsabilità, in attività concrete e condivise con il resto della comunità (con le particolarità di ogni branca)

-         Esplicitare e riqualificare lo stile scout, sollecitando la riflessione del valore delle nostre azioni ed atteggiamenti, per giungere ad una testimonianza reale – richiesta a noi capi innanzi tutto - e consapevole che sia anche esercizio di responsabilità e fedeltà verso la Legge e la Promessa e non solo un insieme sterile di “norme e divieti”;

-         Evitare di chiuderci, come Gruppo, nelle nostre attività: favorire, di conseguenza, un maggior scambio con le altre realtà associative a noi più o meno vicine, per far cogliere a tutti i ragazzi – al di là delle esperienze delle P.O., Campi, Stage e Cantieri Nazionali – l’appartenenza alla “grande famiglia degli scout”,  l’identità  (e la scelta) forte che condividiamo - pur nelle differenti tradizioni ed abitudini – esercizio primario di dialogo e confronto positivo ed arricchente.

In quest’ottica, riteniamo fondamentali – a livello di Co.Ca. e di pattuglie – la maggiore sensibilità ed attenzione alle proposte delle strutture associative (zona e regione) per cogliere le occasioni di incontro con gli altri gruppi presenti sul territorio dando vita, o rianimando, a quella rete di relazioni e connessioni, ricchezza irrinunciabile della nostra Associazione.

-         Rendere evidente ed esplicito, nel corso della costruzione della PP con i ragazzi, il cammino unico che ogni ragazzo ha davanti a sé dal suo ingresso in branco fino alla partenza. Avere chiaro il proprio orizzonte significa, infatti, promuovere la curiosità e l’impegno del singolo, la collaborazione fra i ragazzi costruendo un proficuo trapasso nozioni e il valore dell’intera comunità, che assiste, sostiene, stimola ciascuno dei suoi membri lungo le diverse tappe del suo cammino (all’interno delle comunità di branca e dell’intero gruppo).

-         Renderci più sensibili alle proposte delle strutture associative (zona e regione) e cogliere le occasioni di incontro e confronto con gli altri gruppi presenti sul territorio (in senso ampio) in un’ottica di rete di relazioni arricchente e costruttiva.

 

 

Imprescindibile resta, per assicurare un’efficace azione con i ragazzi, il lavoro in comunità capi.

 

In particolare ci impegniamo:

  1. Migliorare l’andamento della Comunità Capi, al cui interno, spesso, si sviluppano dinamiche comunicative poco corrette; la passione e la foga per le dinamiche educative, infatti, rischiano a volte di degenerare – anche a causa dell’età media dei capi, molto giovani -, determinando riunioni caotiche ed eccessivamente lunghe, inadatte come occasione di corresponsabilità e formazione. Dobbiamo, quindi, lavorare come singoli e come comunità sui nostri limiti, per creare e sviluppare un clima più sereno e collaborativo, che possa garantire partecipazione ed espressione a ciascuno, in cui poter crescere dal punto relazionale e pedagogico.
  2. Confrontarci costantemente, nel nostro servizio, con la scelta di essere capo educatore scout, come risposta vocazionale ad una chiamata che investe tutta la vita e che implica una piena adesione e una concreta e coerente testimonianza dei valori alla base della nostra scelta (Patto Associativo)
  3. Creare dei momenti, all’interno del cammino di Co.Ca. e non solo delle staff, per fermarci a riflettere su gli strumenti metodologici a nostra disposizione per favorire – anche nei capi più giovani – una più matura intenzionalità educativa, che travalichi i limiti delle branche e possa assicurare in ciascun capo piena consapevolezza dei principi fondanti il metodo scout (autoeducazione, l’esperienza e l’interdipendenza fra pensiero ed azione, la coeducazione, la vita di gruppo e la dimensione comunitaria, il servizio, il gioco, la vita all’aperto), senza limitarlo alla sola branca in cui svolge quotidianamente servizio.
  4. Porre maggiore attenzione all’utilizzo del linguaggio (e simbolismo) proprio delle singole branche per rendere i ragazzi maggiormente partecipi e consapevoli di ciò che vivono, di cui sempre e comunque – rispettando le fasi di maturazione – dovrebbero essere protagonisti.
  5. Portare avanti in Co.Ca uno stabile programma di formazione permanente, “atteggiamento della persona in continua ricerca di occasioni e strumenti di crescita, verifica, aggiornamento e confronto” (cfr Art.19 Regolamento di Formazione Capi);  rafforzare lo spirito di corresponsabilità dei singoli capi condividendo, in Co.Ca, difficoltà, problematiche, punti di forza ed obiettivi raggiunti nel lavoro di unità, senza timori o remore.

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