I giorni 7-8 febbraio io e la mia squadriglia koala siano andate in uscita a Putignano in occasione della sfilata dei carri.
Siamo partite il sabato alle 15:30 dal terminal dei bus di Bari e, dopo circa un’oretta, eravamo già alla nostra destinazione: Putignano; qui ad aspettarci c’era un amico di famiglia della nostra capo squadriglia che ci ha accompagnate dove avremmo dormito; lungo il tragitto siamo entrate all’interno del percorso transennato dei carri, che attraversava buona parte della città, cominciando ad adocchiare già qualche meraviglioso carro.
Una volta arrivate, abbiamo lasciato gli zaini, ci siamo salutati e poi noi siamo scese e siamo andate alla ricerca di un supermercato per comprare qualcosa per la colazione e per il pranzo del giorno dopo. La nostra salvezza è stato un alimentare che fortunatamente era aperto, da cui abbiamo preso la colazione e la pasta per il pranzo. Tutte felici e contente per il nostro bottino, siamo salite a lasciare la spesa nella casa dove abbiamo dormito, e poi siamo scese. Da quel momento è partita la vera e propria avventura all’interno di Putignano: infatti appena siamo entrate nel percorso ci ha travolte un’ondata di felicità, allegria e meraviglia, insomma di carnevale!
Prima che cominciasse la sfilata abbiamo potuto guardare da vicino tutti i carri e leggere i loro significati, alcuni dei quali erano veramente da brividi…
Ci siamo godute tutta la sfilata, dal primo all’ultimo carro, da una posizione stupenda da dove abbiamo potuto fare foto, video e ammirare la bellezza di queste uniche opere d’arte da vicinissime. Finita la sfilata siamo tornate a casa e la serata si è conclusa con un bellissimo momento di riflessone tutte insieme.
La mattina dell’8 ci siamo svegliate molto presto perché ci aspettava una giornata ricca ed intensa: per prima cosa abbiamo fatto colazione, poi ci siamo preparate e abbiamo pulito la casa perché uno scout lascia sempre il mondo un po’ migliore di come l’ha trovato, e siamo scese dirigendoci poi verso la chiesa del Carmine. Qui ci siamo incontrate con Carmela, una ex capo del gruppo scout Putignano 1, che ci ha accompagnate per quasi tutta la giornata di domenica. La nostra prima tappa è stata il museo della cartapesta. Qui vengono conservate alcune foto storiche dei Carnevali, alcune delle quali addirittura in bianco e nero; inoltre in questo museo vengono anche conservate le miniature dei carri vincitori negli anni, che vengono realizzate dallo stesso artista che ha ideato e progettato il carro.
Entrate qui dentro infatti abbiamo fatto un viaggio che ci ha riportate al primo Carnevale e che ci ha spiegato la storia e le tradizioni di questo evento unico al mondo. Proverò a far fare lo stesso viaggio a voi…
Partiamo dicendo che questo è il Carnevale più lungo d’Europa perché comincia il 26 dicembre con le Propaggini; è anche il più antico, sempre d’Europa, pensate che l’edizione del 2026 è stata la 632esima, i carri sono nati solo all’inizio del 900, ma il carnevale come festa, è cominciato molto tempo prima.
Ma com’è nato il carnevale di Putignano? La storia è davvero affascinate e merita di essere raccontata: anticamente, le reliquie di Santo Stefano, protettore di Putignano, erano conservate nel monastero di Santo Stefano a Monopoli, vicino al mare; siccome c’era il pericolo che arrivassero gli Arabi a trafugare le reliquie del santo, un gruppo di persone di Putignano si recò a piedi a Monopoli e prese le reliquie per portarle in città; nel percorso di ritorno da Monopoli a Putignano, felici di aver portato a termine questa “missione” , cominciarono a cantare e ballare. Intanto coloro che lavoravano nei campi sentendo l’aria di festa e buonumore si aggregarono creando quella che poi è diventata la vera e propria sfilata, e dettero inizio alla prima Propaggine. Durante questa “Propaggine” coloro che vi parteciparono cominciarono a prendere in giro i potenti e i politici, senza correre il rischio di essere puniti duramente. Questa usanza è rimasta fino ad oggi quando, il 26 dicembre di ogni anno, i putignanesi riuniti in gruppo, prendono in giro il sindaco, l’assessore e gli altri personaggi noti del paese. Al giorno d’oggi la Propaggine è un evento che viene organizzato da un gruppo di persone, dove sono presenti anche ragazzi, che consiste in uno spettacolo molto scherzoso che viene creato scrivendo dei testi, quasi sempre in rima e ballati, il cui argomento centrale sono le vicende che si sono tenute all’interno del paese nell’anno che sta per concludersi, che vengono ridicolizzate e delle quali ci si prende gioco.
Un altro evento molto folkloristico è quello che si tiene ogni giovedì grasso in cui un gruppo di soli uomini chiamati “cornuti” va in giro per la città di Putignano dalle 4 del mattino del giovedì fino alle 4 del mattino del giorno dopo facendo rumore con oggetti come padelle e pentole, ironizzando e prendendo in giro scherzosamente ogni passante. Appena si riuniscono cominciano a mangiare e vanno avanti così per tutto il giorno. Per entrare a far parte di questo gruppo vengono fatti una specie di “provini” in cui chi vuole diventare un “cornuto” appunto, deve dimostrare di aver fatto un qualcosa di “malandrino”, diciamo così, tale da essere giudicato idoneo a ricoprire questa carica. Alla fine della festa viene poi eletto “Il cornuto dell’anno” dall’Accademia delle Corna a cui viene donato un cappello con due corna di toro vere; quasi sempre questo titolo viene attribuito ad un personaggio noto della zona, quasi sempre un uomo, che può essere un politico o comunque una personalità conosciuta. L’unica volta in cui è stato attribuito questo titolo ad una donna, è stato durante il Covid quando in maniera simbolica, a Luciana Littizzetto è stato consegnato proprio il copricapo con le corna.
Ma, tornando al carnevale, non è sempre stato come lo conosciamo noi oggi…Infatti inizialmente i carri avevano come scopo soltanto la propaganda politica, infatti servivano a mostrare al popolo ciò che ogni politico aveva fatto e prometteva di fare, insomma erano come le nostre attuali campagne politiche. Poi negli anni si è evoluto fino a diventare come lo conosciamo noi oggi: un carnevale dell’ironia, della satira politica, che ogni anno tratta un tema diverso per denunciare alcuni dei maggiori problemi del nostro tempo. Parlando di questo, il tema di quest’anno era “Il Paradosso” cioè: tutto il contrario di tutto, che denuncia le continue contraddizioni del mondo in cui viviamo.
Tornando alla nostra uscita, dopo aver visitato il museo della cartapesta, ci siamo spostate nell’antica dimora del Principe Guglielmo Romanazzi Carducci di Santo Mauro.
Una volta finito il nostro tour siamo andate a messa nella chiesa di San Domenico dove abbiamo incontrato e salutato il Putignano 1. Poi siamo tornate nella casa dove abbiamo dormito, per prendere gli zaini e poi siamo andate nel parco della Grotta del Trullo dove abbiamo cucinato e ci siamo rilassate fino alle 16:00 circa, quando è arrivata Carmela che ci ha mostrato la strada per un capannone dove lavorano i carristi e vengono realizzati i carri. Qui abbiamo avuto la possibilità di parlare con i carristi che hanno realizzato, insieme ad altri volontari ovviamente, il carro intitolato: “I draghi non esistono: la disabilità è solo negli occhi di chi guarda!”. In questo carro, per esempio, possiamo riconoscere tre paradossi: sicuramente il vulcano che è l’elemento più distruttivo del pianeta, che causa morte e distruzione, ma che d’altra parte, rende fertili le terre ricoperte dalle sue ceneri; un altro paradosso è il fuoco: anch’esso infatti, come il vulcano, può uccidere, ferire gravemente, e distruggere tutto ciò che tocca…Può anche però salvare una vita, riscaldando, permettendo di cucinare o di proteggersi dagli animali. L’altro paradosso, che è probabilmente il più comune, quello che ci tocca più spesso, è proprio la disabilità: infatti i protagonisti di questo carro sono Fiamma e Ombra; il primo è un drago buono che ha perso la coda in un combattimento, a cui un umano ha realizzato una protesi, il secondo invece è un drago cattivo che pensa che Fiamma non sia più un vero drago e che non possa più volare. Spesso infatti vediamo persone con delle disabilità, a cui manca effettivamente qualcosa, che magari non possono più fare tante cose, che potrebbero tranquillamente buttare via la propria vita pensando a quanto è difficile e complicata, sorridere, vivendo ogni singolo momento, apprezzando ogni piccolo gesto, grati anche solo di potersi svegliare la mattina e vedere la luce del sole. Spesso però, vediamo anche persone a cui non manca apparentemente niente, che possono avere tutto, tristi, infelici, insoddisfatti della propria vita, che per riempirla hanno bisogno di far notare agli altri ciò che a loro manca, facendolo pesare e considerandolo come un vincolo insuperabile.
Dopo averci spiegato il significato del carro, i carristi ci hanno anche mostrato come è stato realizzato, che a mio parere, è stata la parte più affascinante. Ci sono varie tecniche di realizzazione: per esempio per creare la parte del vulcano del carro che è molto alta e ampia, è stata realizzata una fitta trama con dei fili di ferro sottili che poi è stata ricoperta con la famosa cartapesta. Questo, infatti, è il materiale più famoso e che si conosce di più ma non viene utilizzato quasi mai da solo: per realizzare il drago Fiamma, per esempio, è stata prima realizzata la forma dell’animale in argilla che, ancora fresca, è stata coperta dal gesso. Una volta indurito il gesso, la forma che ha assunto il materiale viene tagliata a metà e l’argilla all’interno viene rimossa e riciclata per realizzare altri modelli. Le due metà indurite, che hanno preso la forma in questo caso del drago, vengono unite per creare il personaggio che poi viene ricoperto con circa tre strati di cartapesta. Dopo aver creato i veri e propri personaggi del carro, si passa alla colorazione. Come ultimo passaggio, tutto il carro viene spennellato con un potente fissante che lo protegge da pioggia e altri inconvenienti e, nonostante ciò, diventa poi molto difficile per i carristi rimuovere le stelle filanti, che si attaccano alla carta.
Insomma, i carri costituiscono un tassello fondamentale della tradizione non solo della Puglia e dell’Italia, ma anche dell’Europa, infatti pezzi di carri o, a volte, gli interi carri vengono passati ad altri carnevali d’Italia che poi, a loro volta, li danno ad altri carnevali all’estero. Insomma, una vera e propria economia circolare!
Per realizzare un carro è necessaria la partecipazione di persone competenti come elettricisti, tecnici del suono e delle luci, carristi, e molti altri…Ma anche di volontari che sono pronti ad offrire il loro tempo, anche senza un grande impegno, alla realizzazione di un carro, che può consistere nel dipingere, realizzare la cartapesta, applicarla sul carro…Se infatti non ci sarà una partecipazione, soprattutto da parte di noi ragazzi, questo enorme patrimonio culturale e folkloristico, negli anni, andrà perso.
Per concludere la nostra uscita, il pomeriggio della domenica verso le 17:30 abbiamo preso il treno per tornare a Bari, stanche morte ma decisamente con una nuova esperienza da raccontare.
Silvia Cecilia Signorile



